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Leggere, Sentire, Vivere — VIVERE
15 Marzo 2025
Chair: Lina Bolzoni (Storia della filosofia, SNS Pisa, autore di Una meravigliosa solitudine, Einaudi).
Interverranno: Felice Cimatti (Filosofia del linguaggio, Univ. Della Calabria, autore di La vita estrinseca. Dopo il linguaggio, Orthotes);
Gianluca Garelli (Storia della filosofia, Univ. Firenze, autore di Lettere in giacenza. Due lezioni sull’umanismo, TAB edizioni);
Nicola Perullo (Estetica, Univ. Scienze Gastronomiche, Pollenzo, autore di Estetica ecologica. Percepire saggio, vivere corrispondente, Mimesis);
Roberta Bonetti (Antropologia dell’educazione, Univ. Bologna, autore di Etnografie in bottiglia. Apprendere per relazioni nei contesti educativi, Meltemi);
Antonino Pennisi (Filosofia del linguaggio, Univ. Messina, autore di L’ottava solitudine, il Mulino).
La psicobiologia e le neuroscienze cognitive ci dicono che la lettura è un “miracolo” della storia evolutiva umana e dell’epigenesi: grazie al meccanismo dei neuroni specchio e della conseguente attivazione di quasi ogni distretto corporeo, dal sistema muscolo-scheletrico a quello immunitario, e al modo in cui, leggendo, si strutturano incessantemente le reti neuronali tra le aree della visione e del linguaggio, tutti noi diventiamo, alla lettera, ciò che leggiamo. La lettura è una tecnologia inventata in tempi relativamente recenti nella storia dell’umanità che richiede al cervello di ogni lettore, sia pure sulla base di strutture innate, di riciclare circuiti già preesistenti che rimarranno plastici per tutta la vita ma che cambieranno (si svilupperanno e/o si atrofizzeranno) in relazione ai mezzi utilizzati. Se il mezzo dominante favorisce processi veloci, orientati al multitasking e adatti a ingenti quantità di informazioni, come accade con il digitale, minor tempo e attenzione verranno destinati alle funzioni cognitive e riflessive più lente, compromettendo così i processi di “lettura profonda”. È vero? È bene? È male? Prima di rispondere a queste domande è utile aver prima definito che cosa intendiamo per “lettura” (skimming, scanning, lettura lineare, lettura profonda, iperlettura, close reading, lettura “con le orecchie”) e per “lettore” (chi legge per svago, chi per ricerca, chi per studio, chi per un piacere “autotelico”); e soprattutto è utile avere in mente che leggere non è una forma di consumo passivo, bensì un esercizio creativo di facoltà combinatorie essenziali tanto per la comprensione di un testo, quanto per la vita relazionale: pensare, immaginare, desiderare, conoscere, giocare, empatizzare, costruire trame, dare forma a orizzonti di senso per la vita. Negli ultimi anni gli studi e le ricerche sulla lettura hanno conosciuto un grande sviluppo sia sul fronte umanistico sia sul fronte scientifico. Nella serie di eventi che il progetto “Leggere sentire vivere” prevede a partire dalla tre giorni di convegno a Pistoia, se ne darà conto, sia pure parzialmente, in una prospettiva filosofica che sia una forma di co-scienza, insieme sapere teorico e pratico, che sappia accompagnare le altre forme di conoscenza senza ergersi a giudice e senza la pretesa di esserne fondamento o interpretazione ultima. Il pretesto di questo nostro impegno sono i recenti appelli che riguardano aspetti della cosiddetta “emergenza educativa”, come la preoccupante crisi del consumo di letture e soprattutto della reading literacy, in particolare in Italia. Ma non sono soltanto gli aspetti sociologici e storico-sociali, né tantomeno quelli strettamente tecnico-pedagogici, pur importanti, ad essere al centro dell’interesse; bensì gli aspetti concettuali e categoriali che riguardano una riconsiderazione della natura umana e della persona alla luce delle prospettive dischiuse da quello che oggi si definisce come “umanesimo scientifico”. Un approccio che si concentri sulle capacità umane, sull’”educazione sentimentale” e sugli stili di vita mira a comprendere la lettura come parte di quei comportamenti attraverso i quali quotidianamente riusciamo a dare una forma, un gusto e un’impronta alla nostra esistenza.