Pubblicazioni

Biblioteche domestiche

Mauro Cenci — Metilene, 2022

“Biblioteche domestiche” è un libro che parla di libri, di librerie e di lettori; una vertigine intima e fantastica come ne “La Biblioteca di Babele” di Jorge Luis Borges. L’autore ci propone una selezione di biblioteche particolarmente significative appartenenti a intellettuali e artisti, evidenziando il legame tra i luoghi, i libri e coloro che, pur non comparendo mai nelle foto, abitano quotidianamente quegli spazi. Si tratta di veri e propri ritratti dove il fotografo, ponendosi come osservatore discreto, ci permette di entrare negli spazi privati e capire qualcosa di più sui libri e sulle persone a cui appartengono. Ogni dettaglio è l’inizio di una storia: dall’architettura agli arredi; dagli oggetti personali (testimonianze intime e segrete) alle costole dei volumi; spesso la storia di una vita. Nel libro sono presentate ben 35 biblioteche: Arshad Afra, Silvia Alessandri, Maurizio Balò, Lidia Barbagli, Paolo Barbaro, Carlo Bertocci, Bruno Boretti, Sergio Caruso, Silvia Fabbroni, Silvia Fallanti, Giovanna Franchi, Sergio Givone, Laura Gordon Giannozzi, Massimo Gregorini, Michel Guilleminot, Nicole Guillon, Peter Hefti, Francesca Joppolo, Dora Liscia Bemporad, Claudio Lopez, Lara-Vinca Masini, Rino Melotti, Massimo Morisi, Alessandro Pagnini, David Palterer, Claudio Paolini, Guido Pellegrini, Domenico Pertocoli, Nicola Piccioli, Stefania Salvadori, Giovanna Sparapani, Daniela Tartaglia, Giovanna Uzzani, Antonio Vinzi, Luigi Zangheri.

Molto rumore per qualcosa.
Come non fraintendere l’intelligenza artificiale

Alberto Peruzzi — Metilene, 2024

Quali differenze ci sono tra la mente umana e l’Intelligenza Artificiale? E se fossimo di fronte a una diversa razionalità? Quale filosofia e quali norme giuridiche? E se l’IA riuscisse a superarci?
L’intelligenza umana è un sistema complesso in cui varie forme di intelligenza interagiscono. I risultati non sono sempre razionali, però abbiamo coscienza dei nostri limiti.
L’IA invece ha architetture dedicate ma resta chiusa sul suo dominio d’applicazione, è priva di flessibilità e incapace di accedere alla comprensione del significato dei simboli che adopera. Le odierne reti neurali artificiali evitano alcuni di questi difetti ma possono portare comunque ad altri errori.
Chi esalta i progressi dell’IA rischia quindi di sottovalutare le conseguenze di questi problemi, mentre i detrattori si affidano alla convinzione (acritica) della superiorità dell’intelligenza umana non tenendo conto delle strutture matematiche soggiacenti all’IA.
Attraverso una serie di domande e risposte questo libro ci invita ad avere un atteggiamento più prudente nei confronti dell’IA, evitando di assecondare tanto gli eccessivi entusiasmi quanto le previsioni apocalittiche.

Orti Apocalittici e giardini del piacere

Claudia Corti — Metilene, 2025

A cavallo tra Settecento e Ottocento la cultura britannica produce due fenomeni apparentemente distinti e distanti, ma in realtà strettamente interconnessi e che incidono profondamente sulla mentalité del periodo.

Da un lato si assiste all’emergere di una cultura subito definita apocalittica o radicale, che investe scienze umane, arti, filosofia e scienze naturali, il cui centro virtuale è l’attenzione per il mondo della natura e della botanica. Gli «orti apocalittici», infatti, sono sintomo di un’ideologia libertaria e radicale incarnata dal poeta, filosofo e scienziato botanico Erasmus Darwin, interpretato iconograficamente da William Blake, nonché sostenuto finanziariamente dall’intraprendente editore Joseph Johnson. Dall’altro lato, i cosiddetti «giardini dei piaceri» – orgoglio del bon ton del periodo giorgiano – caratterizzati da fantasiose decorazioni e tecnologie paesaggistiche rivoluzionarie come impianti illusionistici, marchingegni elettrici e gingilli meccanici, si configurano come intriganti bazar culturali che offrono a tutti i ceti sociali la possibilità di godere di momenti di svago all’aria aperta.

La saggezza dell’induzione.
Come Francis Bacon rilegge e riscrive il libro della natura

Guido Giglioni — Metilene, 2025

La filosofia di Francis Bacon (1561-1626) è un programma d’azione che, attraverso la sollecitazione di processi induttivi e iperinduttivi nella materia, prevede un percorso di guarigione della mente umana (medicina della mente) e una conseguente trasformazione della realtà (tecnologia). Questa filosofia si compone di un’originale teoria delle tendenze inerentemente allucinatorie di una metafisica universale della materia animata e di una pratica di saggezza sperimentale basata sull’esercizio accorto e sagace dell’induzione. Questo libro, incentrato soprattutto sull’analisi dell’Advancement of Learning (1605) e del Novum organum (1620), mostra come queste tre componenti costituiscano il nucleo più riposto del pensiero di Bacon e come esse debbano essere tenute sinergicamente presenti nella mente del lettore che si accinge a studiare l’opera baconiana se si vuole comprendere la portata ancora rivoluzionaria di questa proposta filosofica a quasi quattrocento anni dalla morte del suo autore.

La collana di poesia “Ingenio ludere” legata al Premio Bacchereto

Alvivo Edizioni, Serravalle Pistoiese

Ingenio ludere è la formula degli Adagia di Erasmo, certo uno dei testi più alti di uno scherzoso e insieme serissimo umanesimo europeo. Lì, riflettendo sulle sue dotte fatiche l’umanista ricorda come «in ogni attività, e nelle lettere soprattutto, la varietà tiene lontana la noia e non permette che nasca il disgusto».

Perché le poesie? Secondo il filologo Lorenzo Renzi “il bisogno di poesia è un costituente essenziale dell’uomo”, un “istinto”, perché la “sensibilità al ‘poetico’, la funzione poetica, è preesistente”; come nel caso della matematica, e diversamente dalla storia o dalla grammatica, la poesia “non si insegna… la si può solo praticare, illustrare”.

Questa collana non vuole essere semplicemente un’altra collezione di libri di poesia. L’ambizione è quella di “educare” alla poesia: un’educazione che risvegli la curiosità e l’amore per la poesia.

                                                      William Wordsworth, The Prelude

“What we have loved / Others will love, and we will teach them how; / Instruct them how the mind of man becomes.